God has given us two hands, one to receive with & the other to give with. Make use of both!

Identità

Identità

Mi presento. Con curriculum, referenze e qualifiche accademiche e professionali (formazione, premi, titoli, certificazioni).

Servizi

Ciò di cui sono capace. Con presentazione delle tipologie di servizio, portfolio lavori svolti, esempi di traduzione.

Catalogo

Catalogo

Ho scritto libri, e tradotto tantissimo: copioni teatrali e articoli su cinema, arte, letteratura, spettacolo, teatro.

Portfolio

Referenze

Ho avuto modo di apprezzare le qualità di Annamaria alcuni anni fa quando ha lavorato nella nostra azienda come impiegata di segreteria, ruolo che in azienda prevede diverse mansioni: si è sempre contraddistinta per la sua serietà e dedizione. In tempi più recenti abbiamo collaborato con lei in qualità di traduttrice e anche in questo caso si è dimostrata molto precisa e puntuale. È emersa la sua professionalità e la cura che mette nel lavoro che svolge.

Ci rivolgiamo spesso ad Annamaria per la traduzione di soggetti e sceneggiature cinematografiche. Annamaria ha sempre tradotto con grande cura e attenzione i nostri scritti, mantenendo nella traduzione la peculiare voce del testo originale. Precisa e puntuale, per noi è una collaboratrice fondamentale!

La dottoressa Annama­ria Martinolli ha ef­fettuato la traduzio­ne di diverse tesi pubblicate sul nostro sito di facoltà uma­nistiche, dallo spag­nolo all’italiano, dal francese all’ita­liano e dall’inglese all’italiano, lavorando con puntualità e precis­ione. Qui è possibile trovare un elenco delle te­si tradotte dalla do­tt.ssa Martinolli.

Oltre ad essere la migliore caporedattrice che la testata abbia mai avuto in oltre vent’anni di sua esistenza, Annamaria ha tradotto innumerevoli articoli poi da noi pubblicati anche in lingua italiana; apportando, in tal modo, ulteriori – e oltre modo preziosi – contributi editoriali al progetto che Fucine Mute rappresenta, a partire da sua fondazione e stesse basi statutarie: la promozione e la diffusione della cultura, lato sensu intesa.

Annamaria è il nostro referente aziendale per le traduzioni in lingua attiva e per le revisioni di testi in altre lingue. Non è facile gestire documenti tecnici come quelli che girano dalle nostre parti, e di cui solo gli specialisti colgono il significato. Ciò non di meno, a vedere la qualità degli elaborati prodotti, ed i risultati con essi ottenuti, siamo ormai certi che Annamaria conosca il nostro mestiere ancor meglio di quanto noi stessi lo si possegga.

Creo que Annamaria ha hecho un gran trabajo pues traducir poesía es dificil.

Si muove con una certa scioltezza e impara velocemente (il testo migliora pagina dopo pagina).

Sul tradurre

La traduzione è una delle forme dell’interpretazione e deve sempre mirare, sia pure partendo dalla sensibilità e dalla cultura del lettore, a ritrovare non dico l’intenzione dell’autore, ma l’intenzione del testo, quello che il testo dice o suggerisce in rapporto alla lingua in cui è espresso e al contesto culturale in cui è nato.

Vale la pena di dire una parola anche sulla condizione dello scrittore che si trova ad essere tradotto. Essere tradotti non è un lavoro né feriale né festivo, anzi, non è un lavoro per niente, è una semi-passività simile a quella del paziente sul lettino del chirurgo o sul divano dello psicoanalista, ricca tuttavia di emozioni violente e contrastanti.

La parola traduzione deriva, etimologicamente, dal latino “portare di là”. Poiché noi siamo persone portate di là dal mondo, siamo individui tradotti. Si ritiene solitamente che qualcosa dell’originale si perda in una traduzione; insisto sul fatto che si possa guadagnare qualcosa.

Credo che una buona traduzione presupponga di aver compreso il testo, e che a sua volta questo presupponga di aver vissuto nel mondo reale, tangibile, senza mai ridurre tutto alla semplice manipolazione delle parole.

Il traduttore è una bestia un po’ particolare. Così come io l’ho fatto e come lo intendo, è una persona molto disposta all’ascolto, a restare nell’ombra, dotata di grande umiltà e devozione, forse di masochismo, ma anche di un’enorme curiosità. […] L’atteggiamento del traduttore è quello di uno che non si appaga di sé, e che si appaga solo nel momento in cui si appoggia sulle spalle di un gigante.

La traduzione teatrale implica una particolare sensibilità per la dicibilità della battuta: e può anche succedere che la perfetta conoscenza di una lingua non sia sufficiente a una buona traduzione teatrale, proprio per difetto di un’adeguata resa teatrale. […] Per tradurre, incondizionatamente e qualsiasi cosa, non basta la conoscenza della lingua ma occorre anche quella della cultura e della storia che di quella lingua si sono servite.

La “Paglia e fieno alla boscaiola” era stata tradotta poeticamente, pure con la rima, in Straw and hay in the forrester way. Nel leggere il menù, mia madre visualizzava un turista che temeva di vedersi arrivare un piatto di erbe e fieno “alla moda del guardaboschi” e rideva da sola.

Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C’è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo.

Quel lavoro di formica e di cavallo che è una traduzione. Quel lavoro che deve combinare la minuziosità di una formica e l’impeto di un cavallo.

Tradurre vuol dire provare e fallire, riprovare, e fallire sempre meglio.

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