La testa del drago
Critica sociale sotto forma di fiaba di Ramón María del Valle-Inclán
La testa del drago
Critica sociale sotto forma di fiaba di Ramón María del Valle-Inclán
In un regno da “fiaba” dove i re sono degli imbecilli, il primo ministro crede che la testa serva solo come ornamento, i principi non mantengono la parola data, i farabutti picchiano le mogli e aspirano alla nobiltà con il beneplacito di chi comanda, il principe Verdemare, uno dei pochi giovani onesti rimasti, libera dalla prigionia un magico folletto ed è costretto a fuggire per evitare la vendetta dei suoi fratelli. Vagando per il regno scopre che buona parte della popolazione si sta imbarcando per le Indie, perché sfruttata e ridotta in miseria, e che l’infanta rischia di essere sacrificata al drago per salvare tutti in base a leggi barbare risalenti a duemila anni prima.
Inserendo in un contesto fiabesco medievale elementi anacronistici tragicomici che richiamano la Spagna degli inizi del XX secolo, Ramón María del Valle-Inclán parla di un’umanità superficiale e corrotta, legata a tradizioni desuete, dove i valori non contano e i propri interessi personali hanno quasi sempre la meglio. Trattandosi però di una fiaba, si arriva al lieto fine ridendo anche di gusto.
Il testo prevede numerosi personaggi ma è strutturato in modo da permettere agilmente che uno o più attori/attrici interpretino anche più ruoli.
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